Non è un martire infatti, è, come tutti i giocatori, dal primo all'ultimo, uno che fa i suoi interessi.
E' stato messo alla porta e ha scelto dove andare. Dov'è la stranezza? Dov'è il peccato?
Dida, messo alla porta, ha pianto per restare, perché non lo voleva nessuno. Se l'avesse voluto il Real... (magaaari!!) era già la.
Favalli, dopo essere stato cacciato dall'inter dichiarò di lasciare il calcio, ma il Milan (anzi Porcellotti) l'ha richiesto, e improvvisamente ci ha ripensato.
Ambrosini, non trovava spazio nel primo Milan dell'artiodattilo suiforme, ebbe contatti seri con la Juve (mai smentiti da nessun interessato), ma un bel rinnovo di contratto in pieno periodo di infortunio, lo convinse a restare. Il porco poi decise di farlo giocare più spesso.
Gattuso, dopo Istanbul decise di andarsene all'estero, lo convinsero a restare. Dopo Atene chiese rinforzi alla società e si ridusse lo stipendio, primo a farlo tra i suoi compagni, i rinforzi non arrivarono, arrivò invece la coppa Uefa e tutte le cacate fatte fin'ora, e ora com'era logico, vuole andarsene.
Seedorf non molla il suo ruolo di "rompicoglioni dello spogliatoio" "vice-allenatore senza ritegno in campo" e "paracarro autoinculabile", nonostante abbia deciso di non abbassarsi lo stipendio, perché secondo lui i soldi che prenderebbe in meno non cambierebbero il bilancio in rosso della società, anzi ha sempre ritenuto di prendere il giusto visto il suo "ruolo". Non se ne va perché nessuno lo vuole e perché nessuno lo ha mai messo "alla porta".
Ronaldinho, messo in vendita dal Barça non è andato al City, anche se ormai aveva già il biglietto per Manchester, è andato al Milan. Perché GLI CONVENIVA di più.
Ognuno fa i suoi interessi. Non ci sono più bandiere, l'ultima è stata ammainata il 28 ottobre del 1997.
Ciò non toglie, ciò NON toglie, che se Kakà non fosse stato messo in vendita, MOLTO PROBABILMENTE al Real ci sarebbe andato a 34 anni, forse.