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Il Topic di Winchy84, Stagione 2009 - 2010
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Se nel balzo saprai d'un solo istante superare l'istante che non perdona, tua è la Terra e ciò che dona

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LE MIE SQUADRE - LEGA A 09-10

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I 1000 punti di Bulleri e la terza vittoria in fila
22-11-2009




Un traguardo davvero importante quello toccato ieri sera da Massimo Bulleri che a metà del quarto parziale, con il punteggio in parità a quota 70, ha segnato in entrata rovesciata il suo 1000esimo punto con la maglia biancorossa di Milano. Un traguardo importante per il Bullo nella sera in cui l'AJ ha conquistato la terza vittoria consecutiva, la seconda in fila lontano da Milano, in campionato in un PalaScapriano davvero caldissimo. Per i biancorossi, rientrati a tarda notte a Milano, due punti d'oro in classifica in attesa, giovedì sera alle ore 20.45 al Palacio Vistalegre di Madrid, di tornare in campo anche in Euroleague nella sfida contro il Real di coach Ettore Messina.

Milano corsara a Teramo 81-83 (20-27, 41-53, 66-66, 81-83)

Banca Tercas Teramo: Jurak e Diener 15, Hoover e Poeta 14, Amoroso 12, Jones 7, Joung 4

Armani Jeans Olimpia Milano: Rocca 15, Bulleri 14, Hall 12, Maciulis Mordente e Finley 9, Mancinelli 7, Viggiano 6, Beard 2

Dopo 5 mesi Teramo affronta l'’Olimpia in una partita che si presenta come la rivincita dopo l'’eliminazione negli scorsi playoff, chiusi dalla tripla finale di Katelynas, ma i padroni di casa non riescono a prendersi la desiderata rivincita perdendo la sfida all'’ultimo minuto. Merito dei liberi dei senatori di Milano, Rocca e Mordente mentre Beppe Poeta fallisce i liberi finali del possibile pareggio. Partita strana, contraddittoria, capace di fare crollare qualsiasi certezza negli spettatori maturata nel corso della gara. Nel primo tempo i milanesi dilagano superando i 50 punti sul tabellone con un irreale 69% dalla linea dei tre punti, nel terzo quarto i ruoli si invertono con i padroni di casa autori di uno straordinario recupero dopo le titubanze iniziali, seguendo il copione del capolavoro andato in onda una settimana fa contro Caserta. L'’ultimo quarto, avvincente, ha visto le due squadre impegnate in uno scontro senza riserve al limite delle proprie capacità nervose. Ma Milano, nonostante si sia presentata senza Petravicius e Acker è riuscita a mettere qualcosa in più in campo come intensità sospinta da un indemoniato Bulleri portando a casa due punti preziosi.

Milano parte a razzo nel primo quarto guadagnando subito un gap di dieci punti (3-13) grazie a un Mancinelli esplosivo che mette a referto 7 punti in 5 minuti. Teramo non riesce ad attaccare il ferro milanase e subisce così molti contropiedi con Rocca libero di correre il campo (per lui 8 punti nei primi 10 minuti). L'ingresso di Jurak porta nuova energia ai padroni di casa che restano a contatto grazie ai suoi 8 punti in una manciata di minuti. Le triple di Finley e Bulleri allontanano ancora Milano e solo i 4 liberi finali di Poeta che approfitta anche di un antisportivo regalato dal play biancorosso permette a Teramo di chiudere su 20 a 27.

Viggiano in campo porta il suo prezioso contributo primo mandando a canestro il rientrante Beard e poi mettendo la tripla. Dopo il canestro di Young, Hall segna la sua prima tripla in trasferta stagionale e Milano tocca il più 13, 22 a 35. Teramo decide a questo punto di alzare l'’intensità difensiva spinta dalle urla di un indemoniato coach Capobianco e Milano va in crisi subendo il pressing avversario. Ne viene fuori un parziale di 11 a 3 con in evidenza Diener e Jones. Hall tuttavia è molto caldo e in pieno clima play off e mette un’'altra tripla imitato immediatamente da Maciulis: Milano riscappa sul 35 a 44. Teramo potrebbe rientrare con Poeta ma Amoroso la combina grossa commettendo fallo in un tentativo di raddoppio e beccandosi il tecnico per le proteste. Risultato? 6 a 0 per milano in una 30 di secondi grazie alla seconda tripla di un positivo Viggiano. Si va al riposo con il canestro di Poeta che vale il 41 a 53 di metà gara.

Dopo il massimo vantaggio con Mordente, più 14, Teramo alza in modo impressionante la propria intensità difensiva e arrivano una serie di forzature di Finley che perde le redini della squadra. Le triple di Hoover e Diener sono solo una conseguenza dello sbandamento milanese che non trova soluzioni offensive e sbaglia le rotazioni in difesa. In 5 minuti Milano becca 10 punti di parziale e Teramo arriva sul meno due, 55 a 57 e tutto da rifare. Rocca e Hall provano a tenere viva l'’Olimpia ma il pareggio arriva dalla lunetta con Poeta dopo l’'ennesima tripla di Diener. Bulleri con un altro tiro dalla distanza cerca di rilanciare una Milano veramente sfilacciata e ci vogliono i liberi finali di Hall per chiudere in parità il quarto a quota 66.

L'’ultimo periodo è una battaglia di nervi: in 3 minuti ci sono solo i canestri di Jurak e di un determinatissimo Bulleri. Teramo prova a scappare con Jones ma è ancora il Bullo che mette 4 punti consecutivi per rilanciare i suoi. Hoover mette l'’ennesima tripla ma Hall riesce a mettere due sul tabellone, mantenendo un punto di vantaggio per i suoi: 73 a 74. Ma Hoover, nonostante le sue 35 primavere, è scatenato e mette la seconda tripla consecutiva e poi un buon piazzato. Milano a fatica riesce a replicare con Finley dalla lunetta e da un Bulleri che attacca il ferro con una ferocia raramente vista in questi anni a Milano. Teramo comunque non si fa impressionare e un redivivo Amoroso segna una tripla pesantissima a 1 minuto e 50 da giocare. Milano rischia anche di andare sotto di due possessi per la prima volta da inizio partita a 90 secondi da giocare ma è bravissimo Rocca a lottare a rimbalzo dopo l’'errore di Bulleri guadagnando e trasformando due liberi che valgono il meno uno, 81 a 80. Teramo dovrebbe chiudere i giochi ma gioca i peggiori ultimi 60 secondi a memoria d’uomo. Hoover sbaglia la tripla e Diener commette il suo 5 fallo a rimbalzo. Rocca va in lunetta e mette un solo tiro libero arrivando comunque alla parità. Nell’'azione successiva la difesa milanese lascia Jurak libero di tirare frontalmente da tre punti, ma la palla finisce lunga e Mordente guadagna il rimbalzo subendo il più ingenuo dei falli da Jones. Nuova gita in lunetta e più due Milano. Con 6 secondi da giocare Mordente tuttavia commette fallo su Poeta: il play, non nella sua migliore partita, sbaglia incredibilmente entrambi i tiri liberi: sull’'ultimo rimbalzo Bulleri si getta come una furia sancendo la vittoria dei milanesi.

di Lorenzo Pallotti

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L'Italia festeggia
dopo 13 sconfitte
Una vittoria voluta, quella degli azzurri, contro un avversario scorbutico, ora scavalcato all'undicesimo posto della graduatoria mondiale dell'Irb. Tebaldi man of the match
dal nostro inviato MASSIMO CALANDRI


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ASCOLI - Dopo tredici ko consecutivi, l'Italia batte "Manu" Samoa (24-6): lo scarto è sufficiente a garantire il sorpasso degli isolani nella classifica mondiale e l'undicesimo posto del ranking. Due mete per gli azzurri - una in apertura di McLean, l'altra tecnica nel finale di gara - al termine di un match scorbutico che i ragazzi di Mallett hanno affrontato visibilmente stanchi dopo i due precedenti scontri con i giganti della pallaovale, Nuova Zelanda e Sudafrica.

VITTORIA VOLUTA - Stufi dei complimenti per le "entusiasmanti sconfitte", gli italiani volevano solo una vittoria ed alla fine è meritatamente arrivata: la dedica è anche e soprattutto per il capitano Sergio Parisse, messo fuori gioco da un brutto infortunio alla vigilia dell'incontro e rimasto ieri a bordo campo in stampelle ad incoraggiare i compagni. L'Italia non è stata così determinante nelle mischie chiuse e nelle touches come ci si aspettava, ma ha retto l'impatto con i quindici frigoriferi di Samoa. Ancora troppi errori nel gioco al piede, sia su punizione che nei cambiamenti di fronte. Ma il successo di Ascoli di fronte a oltre diciassettemila spettatori (la vittoria mancava dal giugno 2008), è una straordinaria iniezione di fiducia dopo il trionfo di pubblico ed interesse riscosso in questo mese di novembre.

AVVIO ENTUSIASMANTE - Dopo un inizio titubante, con una rimessa laterale subito 'scippata' dai samoani, gli azzurri avevano messo un po' d'ordine approfittando della tradizionale indisciplina ospite e passando in vantaggio con una punizione di Mirco Bergamasco. Ancora Samoa sotto pressione, Mirco raccoglieva un calcio di liberazione ed innescava McLean: ubriacante slalom dell'estremo che saltava quattro avversari e posava l'ovale oltra la linea di mèta. Un vantaggio che accendeva il Del Duca e la squadra tutta: otto a zero, Tuilagi costretto a lasciare il campo dopo un gran placcaggio di Geldenhuys. L'entusiasmo però durava poco. Esaù accorciava le distanze su punizione (8-3), Mirco non sbagliava dalla piazzola. Per l'Italia c'era una mischia a favore a cinque metri dalla linea di mèta avversaria, ma l'arbitro fischiava il crollo della prima linea: dopo aver gettato una grande occasione peccavamo di nuovo - questa volta in touche - e per fortuna il piede di Esaù non era preciso. Partita rognosa e poco spettacolare, perché gli azzurri non venivano a capo di quelle fasi statiche (mischia ordinata, rimessa laterale) che dovevano rappresentare la piattaforma di lancio per i nostri trequarti. Era un'Italia è comprensibilmente affaticata, dopo gli straordinari con Nuova Zelanda ed All Blacks. Samoa si accontentava di tenere botta in attesa di qualche eventuale exploit in attacco. E il primo tempo si chiudeva con due lunghissimi calci tra i pali: uno di Gower, l'altro di Esaù (14-6).

TEBALDI MAN OF THE MATCH - Una ripresa noiosa e farcita di errori veniva finalmente rischiarata da uno splendido drop del mediano di mischia Tebaldi da quaranta metri. L'Italia sembrava prendere coraggio, la mischia si rimetteva a premere a due passi dalla mèta proprio come con gli All Blacks a San Siro. Palla aperta al largo, McLean veniva abbattuto con una terribile "cravatta" dell'ala Fa'afili, definitivamente espulso, e Mirco Bergamasco sprecava la punizione: azzurri ancora all'asciutto. Si tornava a soffrire, con i nostri piloni Castrogiovanni e Perugini in debito d'ossigeno, e i calciatori - Mirco, Gower - che continuavano ad inanellare un errore dietro l'altro. Si giocava esclusivamente nella metà campo isolana ma senza mai essere davvero pericolosi. E però per orgoglio e forza d'inerzia i ragazzi di Mallett si trascinavano ancora a ridosso della linea di meta avversaria. Ancora ostruzionismi samoani, e il francese Berdos concedeva la meta tecnica trasformata da Mirco Bergamasco. Man of the match, il numero 9 Tito Tebaldi.

IL TABELLINO
Marcatori: 6' c. p. Mirco Bergamasco, 8' m. McLean, 12' c. p. Esaù, 20' c. p. Mirco Bergamasco, 37' c. p. Gower, 40' c. p. Esaù; 10' st drop Tebaldi, 39' st mèta tecnica Italia tr. Mirco Bergamasco.
Italia: McLean - Robertson, Canale, Garcia, Mirco Bergamasco - Gower, Tebaldi (36' st Picone) - Zanni, Mauro Bergamasco (dal 15' al 23' Favaro), Sole (26' st Favaro) - Geldenhuys, Del Fava (26' st Pavanello) - Castrogiovanni (39' st Rouyet), Ghiraldini (38' st Ongaro), Perugini.
Samoa: Esaù (31' st Munipola) - Fa'afili, Williams, Mapusua, Lemi - Fuimaono-Sapolu (8' st Mai), Polu - Tuilagi (9' Timoteo), Treviranus (33' st Semeane), Stowers - Thompson (31' st Fa'Amatuainu), Levi - Va'a, Schwalger (33' st Williams), Johnston (1' st Taulafo).
Arbitro: Berdos (Francia)
Note: 20' st cartellino rosso Fa'afili; spettatori 17.110

28 novembre 2009

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ATP WORLD TOUR FINALS 2009

Colpo Davydenko
Il Masters è suo
Il numero 7 del ranking mondiale ha battuto in finale l'argentino Juan Martin Del Potro, campione degli Us Open e numero 5, in due set: 6-3, 6-4. Il tennista russo in semifinale aveva eliminato il numero uno del mondo Roger Federer


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I russi, per tradizione, hanno sempre letto più degli americani. Peccato che il russo nel mondo sia un pochino meno…popolare ed accessibile dell’inglese.

Non so se Nikolay Davydenko scriverà mai un’autobiografia di successo come l’”Open” di Andre Agassi _ con tutto quel che gli è capitato, dallo scandalo scommesse in poi, dai rapporti con l’Atp a quelli con gli arbitri, di cose da raccontare il buon Kolya ne avrebbe parecchie, sì da meritare forse anche una traduzione anche se lui, a differenza di Andre, non ha mai nascosto la propria calvizie con un parrucchino _ ma anche se i risultati di Davydenko non potranno mai pareggiare quelli di Agassi a me sembra che il suo tipo di tennis ricordi molto da vicino quello del kid di Las Vegas.

Fuori dal campo non ci sono forse due tennisti più diversi di loro due _ e stavo per scrivere personaggi…quando mi sono reso conto che, appunto, Andre è sempre stato un “personaggio” e Davydenko invece ”l’antipersonaggio” _ ma sul campo, anche come struttura fisica sebbene la camminata sia assolutamente diversa, i due con la racchetta in mano si assomigliano molto.

I colpi li portano in maniera diversa, per quanto entrambi giochino il rovescio a due mani, perché Agassi ha sempre tenuto una posizione più frontale, open stance, meno aperture, più frustate di polso con la palla presa quasi sempre ben avanti al corpo, mentre Davydenko accompagna di più i suoi colpi aiutandosi con la rotazione del corpo. Il dritto di Agassi è molto più piatto, e quasi schiacciato dall’alto in basso, di quello di Davydenko che prende la palla più bassa e la tira su liftandola con una rotazione accentuata del polso ma con i piedi più spesso paralleli alla rete (quando ha il tempo di metterceli…).

Come Andre, Davydenko è un giocatore che fonda il suo tennis sull’anticipo, sui colpi d’incontro. Non certo sulla potenza. Non è né un Nadal ipermuscolato, né un Federer dal tennis naturalmente fluido, né un Del Potro bombardiere ancor più di Gonzalez, né un Roddick che spara cannon-balls di servizio sui 240 km orari. Semmai Kolya assomiglierebbe un po’ di più a un Murray, ma rispetto allo scozzese gioca molto più dentro il campo, anticipa molto di più. E’ rarissimo che finisca fuori dalla riga di fondocampo. Murray si ritrova spesso a “remare”. Davydenko meno.

Anche Davydenko, come a suo tempo Agassi, non ha un servizio che possa fare sfracelli. E’ molto migliorato nella battuta _ così com’era migliorato anche Andre dopo i 25 anni _ ma è più emotivo, forse più insicuro di Andre e così gli capita di perdere il servizio quando deve chiudere un match o quando deve salvarlo. Più spesso di quanto non accadesse a Agassi.

Agassi aveva una risposta più bruciante, Davydenko nei colpi d’inizio gioco prende meno rischi, ma in compenso Davydenko ha uno smash e un gioco a rete nettamente superiore a Andre. Sotto la “cura” Gilbert Andre aveva imparato a raccogliere più spesso i frutti del suo pressing da fondocampo, avanzando di quel tanto che gli consentiva di giocare qualche volee vincente. La volee, però, non è mai stata un colpo naturale per lui, tant’è che l’unico modo che aveva per colpirla con lo schiaffo.

Invece Davydenko, che viene a rete molto più spesso di prima, è capace di giocare anche volee smorzate, con il taglio sotto la palla.

Andre aveva _ più da fermo che correndo in avanti _ un discreto tocco di palla, anche se non ha mai troppo amato le smorzate, né i lob passanti come _ ad esempio _ Mats Wilander, uno dei primi a non sbagliarli quasi mai, sia di dritto sia di rovescio.

Davydenko ha dimostrato anche contro Federer di saper giocare di tocco anche correndo in avanti: ha fatto un paio di punti straordinari, e in un’occasione anche giocando un contro cross strettissimo con il rovescio ad una mano che ha lasciato di stucco l’esterrefatto Roger.

Agassi ha vinto 8 Slam, di cui ben 6 dai 29 anni in poi, Davydenko non ne ha vinto ancora uno ed ha 28 anni e mezzo. Forse non ne vincerà mai…anche perché vincere sette partite sulla distanza dei tre set su cinque è forse chiedere troppo al suo fisico. Un’altra differenza fra lui e Agassi, infatti _ forse legata anche alla diversa personalità dei due: Andre era uno che poteva anche intimidire, addirittura intimorire qualche avversario, Kolya invece no __ è che ad Agassi poteva capitare di vincere molti match facilmente mentre questo a Davydenko, più counterpuncher di Andre, non capita spesso.

Lui, se deve spingere una palla senza peso su un campo più lento, tipo terra battuta, fa fatica. Ha bisogno anche della forza dell’avversario. Agassi poteva farne a meno.

Infine: tutti e due hanno attraversato momenti brutti nella loro carriera, anche per questioni che esulavano dal tennis. Questioni sentimentali (la crisi coniugale con Brooke Shields) per Andre, questioni “politiche” con l’Atp e gli arbitri per via del “caso scommesse” per Nikolay.

Entrambi sono riusciti, dopo periodi abbastanza bui, ad uscirne fuori alla grande. Da quattro anni Davydenko è fisso tra i top-five.E Agassi, dopo esser precipitato a n.142 del mondo, torno su alla grande. Nikolay non è mai sceso così in basso. E sembra intenzionato a salire sempre più in alto. Al Masters è finalista per il secondo anno consecutivo.

Ubaldo Scanagatta

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Alla veneranda età di 25 anni
ho imparato a fare video....

scoperto l'acqua calda in pratica. Il problema è che mi sto intrippando :P

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