ATP WORLD TOUR FINALS 2009
Colpo Davydenko
Il Masters è suo
Il numero 7 del ranking mondiale ha battuto in finale l'argentino Juan Martin Del Potro, campione degli Us Open e numero 5, in due set: 6-3, 6-4. Il tennista russo in semifinale aveva eliminato il numero uno del mondo Roger Federer

I russi, per tradizione, hanno sempre letto più degli americani. Peccato che il russo nel mondo sia un pochino meno…popolare ed accessibile dell’inglese.
Non so se Nikolay Davydenko scriverà mai un’autobiografia di successo come l’”Open” di Andre Agassi _ con tutto quel che gli è capitato, dallo scandalo scommesse in poi, dai rapporti con l’Atp a quelli con gli arbitri, di cose da raccontare il buon Kolya ne avrebbe parecchie, sì da meritare forse anche una traduzione anche se lui, a differenza di Andre, non ha mai nascosto la propria calvizie con un parrucchino _ ma anche se i risultati di Davydenko non potranno mai pareggiare quelli di Agassi a me sembra che il suo tipo di tennis ricordi molto da vicino quello del kid di Las Vegas.
Fuori dal campo non ci sono forse due tennisti più diversi di loro due _ e stavo per scrivere personaggi…quando mi sono reso conto che, appunto, Andre è sempre stato un “personaggio” e Davydenko invece ”l’antipersonaggio” _ ma sul campo, anche come struttura fisica sebbene la camminata sia assolutamente diversa, i due con la racchetta in mano si assomigliano molto.
I colpi li portano in maniera diversa, per quanto entrambi giochino il rovescio a due mani, perché Agassi ha sempre tenuto una posizione più frontale, open stance, meno aperture, più frustate di polso con la palla presa quasi sempre ben avanti al corpo, mentre Davydenko accompagna di più i suoi colpi aiutandosi con la rotazione del corpo. Il dritto di Agassi è molto più piatto, e quasi schiacciato dall’alto in basso, di quello di Davydenko che prende la palla più bassa e la tira su liftandola con una rotazione accentuata del polso ma con i piedi più spesso paralleli alla rete (quando ha il tempo di metterceli…).
Come Andre, Davydenko è un giocatore che fonda il suo tennis sull’anticipo, sui colpi d’incontro. Non certo sulla potenza. Non è né un Nadal ipermuscolato, né un Federer dal tennis naturalmente fluido, né un Del Potro bombardiere ancor più di Gonzalez, né un Roddick che spara cannon-balls di servizio sui 240 km orari. Semmai Kolya assomiglierebbe un po’ di più a un Murray, ma rispetto allo scozzese gioca molto più dentro il campo, anticipa molto di più. E’ rarissimo che finisca fuori dalla riga di fondocampo. Murray si ritrova spesso a “remare”. Davydenko meno.
Anche Davydenko, come a suo tempo Agassi, non ha un servizio che possa fare sfracelli. E’ molto migliorato nella battuta _ così com’era migliorato anche Andre dopo i 25 anni _ ma è più emotivo, forse più insicuro di Andre e così gli capita di perdere il servizio quando deve chiudere un match o quando deve salvarlo. Più spesso di quanto non accadesse a Agassi.
Agassi aveva una risposta più bruciante, Davydenko nei colpi d’inizio gioco prende meno rischi, ma in compenso Davydenko ha uno smash e un gioco a rete nettamente superiore a Andre. Sotto la “cura” Gilbert Andre aveva imparato a raccogliere più spesso i frutti del suo pressing da fondocampo, avanzando di quel tanto che gli consentiva di giocare qualche volee vincente. La volee, però, non è mai stata un colpo naturale per lui, tant’è che l’unico modo che aveva per colpirla con lo schiaffo.
Invece Davydenko, che viene a rete molto più spesso di prima, è capace di giocare anche volee smorzate, con il taglio sotto la palla.
Andre aveva _ più da fermo che correndo in avanti _ un discreto tocco di palla, anche se non ha mai troppo amato le smorzate, né i lob passanti come _ ad esempio _ Mats Wilander, uno dei primi a non sbagliarli quasi mai, sia di dritto sia di rovescio.
Davydenko ha dimostrato anche contro Federer di saper giocare di tocco anche correndo in avanti: ha fatto un paio di punti straordinari, e in un’occasione anche giocando un contro cross strettissimo con il rovescio ad una mano che ha lasciato di stucco l’esterrefatto Roger.
Agassi ha vinto 8 Slam, di cui ben 6 dai 29 anni in poi, Davydenko non ne ha vinto ancora uno ed ha 28 anni e mezzo. Forse non ne vincerà mai…anche perché vincere sette partite sulla distanza dei tre set su cinque è forse chiedere troppo al suo fisico. Un’altra differenza fra lui e Agassi, infatti _ forse legata anche alla diversa personalità dei due: Andre era uno che poteva anche intimidire, addirittura intimorire qualche avversario, Kolya invece no __ è che ad Agassi poteva capitare di vincere molti match facilmente mentre questo a Davydenko, più counterpuncher di Andre, non capita spesso.
Lui, se deve spingere una palla senza peso su un campo più lento, tipo terra battuta, fa fatica. Ha bisogno anche della forza dell’avversario. Agassi poteva farne a meno.
Infine: tutti e due hanno attraversato momenti brutti nella loro carriera, anche per questioni che esulavano dal tennis. Questioni sentimentali (la crisi coniugale con Brooke Shields) per Andre, questioni “politiche” con l’Atp e gli arbitri per via del “caso scommesse” per Nikolay.
Entrambi sono riusciti, dopo periodi abbastanza bui, ad uscirne fuori alla grande. Da quattro anni Davydenko è fisso tra i top-five.E Agassi, dopo esser precipitato a n.142 del mondo, torno su alla grande. Nikolay non è mai sceso così in basso. E sembra intenzionato a salire sempre più in alto. Al Masters è finalista per il secondo anno consecutivo.
Ubaldo Scanagatta

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Quando gioca lui sto malissimo fisicamente. Sudo e ho delle convulsioni tremende perchè LO AMO ALLA FOLLIA. Lo psicologo mi ha detto che non è grave, ma è come regredire ad uno stadio infantile by Gene Gnocchi

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